lunes, 29 de abril de 2013

Keshe Foundation: bufala o svolta per l'umanità.!?


Dal mio amico Adriano:

Keshe Foundation: bufala o svolta per l'umanità.!?

Grazie Adriano per motivare!
Mi dispiace, ma non condivido questa nuova teconologia, scoperta, come vogliamo chiamarla o definirla..! Cosa c'è dietro.!? che COSA bisogna..!!?
La svolta all'umanità l'avrebbe data, se avessero prestato ascolto a “LORO”, attraverso Eugenio, quando per primo in tutto il momndo e in diverse occasioni, parlò annunciando il progetto fattibile e se fosse stato necessario, anche sotto il LORO aiuto , dell'energia solare, se avessero indirizzato concretamente le risorse e le ricerche, per il bene di tutta l'umanità le riceche e quindi perfezionandlosi, verso principalmente il SOLARE, EOLICO (Senza infiltrazioni criminali..!!!)per poi essre seguito da Energia Idroelettrica, Energia Geotermica dal cuore della terra, Energia dal Mare: moto ondoso e maree. Energie dalle Biomasse...Tante tantissime volte EUGENIO toccò questi argomenti... e quasi sempre tutti fatti cadere sempre nel vuoto...!

http://solexmalidiomauniversale.blogspot.it/2013/02/la-tecnologia-keshe.html
La Tecnologia Keshe

La crisi energetica.
Potevate evitare, notevolmente, le difficoltà della crisi energetica se aveste messo in pratica,con Solerzia e Impegno i nostri modesti consigli espressi, tramite lo stesso mezzo, tanti anni or sono. Come sempre, a parte il radicato scetticismo che vi anima, avete anteposto il Bene Risolutivo del problema che oggi vi assilla, l'interesse partigiano del commercialismo nero e speculativo, tralasciando privo di entusiasmo il Concetto Primario dell'impegno che si doveva immediatamente mettere in pratica: Energia Solare, Eliodinamismo, ecc. Molto tempo perduto inutilmente e con i risultati angosciosi che giorno per giorno divengono sempre più gravosi. Di chi la colpa? Dovete darvela a voi, terrestri. 
Pace a tutti.
Hoara dalla CristallBell
Nicolosi, 23 Gennaio 1980



                                                   Phobos satellite artificiale di Marte
Prima dell'esplorazione spaziale i due satelliti furono oggetto d'ipotesi fantastiche: si credeva che Phobos e Deimos fossero satelliti artificiali costruiti da abitanti di Marte.
Tuttavia sono corpi celesti avvolti nel mistero: nel 1989, l'Unione Sovietica inviò due sonde gemelle, Phobos 1 e Phobos 2, dedicate quasi esclusivamente allo studio di Phobos.
Arrivate in prossimità di Marte, le due sonde avrebbero dovuto inserirsi in un'orbita circolare equatoriale e avrebbero dovuto effettuare un volo radente da Phobos, nel corso del quale avrebbero dovuto analizzarne il suolo in un centinaio di punti diversi. In circostanze misteriose, quando le sonde arrivarono in prossimità di Marte, si persero i contatti prima con l'una e poi con l'altra.


Breve discorso di Adoniesis sul satellite del pianeta marte, "phobos".
È un satellite artificiale "laboratorio" messo in orbita dalla nostra scienza per lo svolgimento di importanti funzioni. l'attività maggiore è quella di trasformare e convogliare sul pianeta una enorme energia tramite le numerose centrali generatori su esso installate. Tale energia ci consente, in quel pianeta, di disporre di una inesauribile forza motrice pura ed idonea a servire pienamente le nostre numerose basi e le innumerevoli strumentalizzazioni in continua attività produttiva.
Da questa cosmica energia, attingiamo anche l'elemento primario indispensabile per la psichizzazione o animazione di elementi materializzanti capaci di prodursi secondo un nostro necessario bisogno. Con la luce solare, la nostra scienza realizza valori vitali equilibrati, perfettamente idonei a porre le nostre strutture psico-fisiche-astrali in armonica sintonia.
Ho chiesto ad adoniesis se è possibile la costruzione di un "phobos" che orbiti intorno al pianeta terra e che abbia le medesime caratteristiche di quello che orbita intorno al pianeta marte.
Adoniesis mi ha risposto:
certo che è possibile! Oggi la vostra scienza è nelle possibilità di attuare questa utile impresa e di risolvere in tempo opportuno il gravoso problema che già si profila; l'esaurimento degli elementi da cui avete attinto il tradizionale combustibile. Una simile e costruttiva impresa vi concederebbe il privilegio di uscire, definitivamente, dall'era della combustione con benefici eccezionali sui piani ecologici e della vostra stessa esistenza, seriamente minacciata da un continuo pullulare di detriti venefici prodotti, principalmente, dalla combustione degli elementi.
Sarebbe giusto e doveroso provvedere subito alla costruzione di questo mezzo scientifico benefico, ma credo, che i grandi finanzieri delle lucrose industrie petrolifere non saranno d'accordo, anzi cercheranno in tutti i modi di dissuadere coloro che tentassero di discutere una realizzazione che potesse seriamente compromettere le risorse delle loro ricchezze. Noi consociamo molto bene l'egoismo che alberga in certi tipi di uomini che dirigono la politica, la scienza e la finanza del vostro mondo. Sappiamo che non esisterebbero un solo istante ad anteporre la vita dell'umanità alle loro sporche velleità di ricchezza, di potere e di orgoglio.
Vostro adoniesis
Valverde, Venerdì 10 Agosto 1973
Ore 12:00
Eugenio Siragusa

Eugenio Siragusa lo aveva già consigliato fin dal 1962, come portavoce di consigli extraterrestri, poi ancora dopo nel 1973, quando inviò il seguente comunicato alla delegazione di oltre 110 paesi di tutto il mondo che si occupavano di studiare nuove tenologie avanzate...tutto caduto nel vuoto. 
Non ultimo l'accorato appello di Carlo Rubbia, ricordandoci forse quello che LORO  hanno detto, che ci avrebbero aiutato attraverso uomini di scienza predisposti, ma questo fa parte dei giorni nostri...

“ADONIESIS AGLI SCIENZIATI TERRESTRI”
“È il momento propizio perché vi sforziate seriamente di mettere in pratica il progetto per la costruzione di un satellite artificiale-laboratorio tipo Phobos capace di trasformare l’energia solare in energia motrice e di convogliare questa sul vostro pianeta.
Presto o tardi sarete costretti a ricorrere a questa fonte inesauribile di energia pulita, capace anche di farvi definitivamente uscire dall’era della combustione con benefici immensi sul piano ecologico e vitale.
Anche lo sfruttamento temporaneo dei flussi termici dei vulcani ancora attivi potrebbe notevolmente agevolare una momentanea difficoltà, ma occorre sollecitare il progetto di massima che è quello della costruzione nello spazio di uno o più laboratori orbitanti con il compito specifico di trasformare energia solare. L’impegno richiede uno sforzo collettivo non indifferente, ma se la cosciente responsabilità prevarrà, l’identificazione di questo benefico progetto sarà possibilissimo. Noi vi aiuteremo, programmando mentalmente coloro che si renderanno disponibili allo studio e alla realizzazione di questo progetto che noi chiamiamo nella vostra lingua “DAL CIELO ALLA TERRA”.
Per Adoniesis
Eugenio Siragusa
Valverde, 26-11-1973

Energia Solare
Notiamo che avete preso in seria considerazione il nostro sollecito nell'indirizzare le vostre ricerche allo sfruttamento dell' Energia Solare. Notiamo, altresì, la buona Volontà ed il coscienzioso impegno di alcuni vostri Saggi e validi scienziati, sinceramente disposti a realizzare le strutture capaci di portare avanti il progetto da noi auspicato. Lo sfruttamento dell'Energia Nucleare è assai pericoloso e pieno di insidie, spesso invisibili e incontrollabili dai vostri mezzi. L'Energia Solare è pura, positiva e carica d'Amore. Quindi vi esortiamo, ancora una volta, a rivolgere sempre più le vostre attenzioni a questa Fonte di Bene che è
l'Energia Solare. Noi attingiamo da essa, da remoto tempo, non solo l'Energia ma anche le vibrazioni che da essa scaturiscono per la
stabilizzazione degli equilibri della nostra natura fisico-astrale.
Coraggio e Buona Volontà. Noi vi aiuteremo in un modo che ancora non potete comprendere.
Pace a voi tutti.
Woodok Dalla Cristall-Bell Nicolosi, 

23 Maggio 1978 ore 10,53


                                  Centrale Fotovoltaica ad Adrano...meglio tardi che mai.!?


«Vi porto gli specchi solari. Così eviteremo il nucleare»
Dal quotidiano “L’Unità” del 17.02.07

Carlo Rubbia torna in Italia, collaborerà con il ministero dell’Ambiente: «Da capo dell’Enea ho bussato al governo Berlusconi chiedendo di investire sul solare termodinamico. Niente. Sono andato in Spagna e lì hanno dato il via libera a decine di impianti. Che producono gli stessi Megawatt di una centrale atomica. Possiamo farlo anche noi».

Il paradosso è che basterebbe un timbro. Un semplice bollo e l’Italia potrebbe recuperare in un attimo quello che ha buttato via in cinque anni. Basta guardare la Spagna, partita nel 2004 e adesso leader nel solare termodinamico. Non potevamo fare lo stesso? Già, potevamo. Ma non lo abbiamo fatto. 

Lo ricorda bene Carlo Rubbia quando, a capo dell’Enea, dovette scontrarsi con il consiglio di amministrazione per far sì che l’Ente di ricerca si lanciasse anima e corpo in quel filone che lui giudicava strategico. «Mi spararono a zero, dissero che era un progetto troppo innovativo». E lo stesso capitò poco dopo quando, durante il governo Berlusconi, bussò al ministero dell’Ambiente d
Matteoli. «Ero andato a chiedere di riconoscere al nuovo progetto lo status di fonte rinnovabile, un certificato verde che permettesse alle industrie che avessero adottato quel tipo di solare di avere i benefici previsti dalla legge per le fonti rinnovabili».



E invece? «Invece è finita che me ne sono andato in Spagna, dove hanno capito subito l’importanza di questa innovazione, hanno emesso un apposito decreto e hanno fissato l’obiettivo di installare un totale di 500 Megawatt. Ma il punto su cui riflettere è che l’industria spagnola ha saputo raccogliere la sfida grazie a queste condizioni favorevoli e adesso sono in programma altri dieci impianti che saranno pronti per il 2010, portando il totale a 1000-1200 Megawatt. Impianti extra, non previsti da nessun decreto: li stanno costruendo le aziende spagnole per ottenere energia dal sole. Capisce? Il governo ha girato la chiavetta e il Paese si è messo in moto. Tanto per essere chiari: quei 1200 Megawatt che saranno pronti in Spagna fra tre anni sono l’equivalente di una centrale nucleare».
Con la differenza che in questo caso l’energia viene dal sole. Ed è anche per questo che Pecoraro Scanio, il ministro dell’Ambiente, ha deciso di richiamare il Nobel per la Fisica in Italia offrendogli lunedì scorso l’incarico di consigliere del ministro per quel che riguarda le energie rinnovabili. 
«Il sole è una fenomenale risorsa di energia. L’energia solare che cade su di un deserto in un anno è equivalente a quella che si avrebbe se quel deserto venisse ricoperto da uno strato di petrolio alto 20 centimetri. Un altro esempio: prendiamo un Paese come l’Arabia Saudita, ricco di petrolio ma anche di sole. Ebbene la quantità di energia solare che finisce sul territorio nazionale è mille volte la produzione di petrolio dell’intero Stato. Mille volte. Basterebbe ricoprire di specchi un millesimo dell’Arabia Saudita e avremmo lo stesso contributo energetico di tutto il petrolio prodotto da quel Paese».
Lei parla di specchi, non di pannelli... «Certo, perché il solare che intendo non è quello che abbiamo visto finora. Per due motivi: il primo è che, da un punto di vista energetico, il fotovoltaico è troppo costoso da realizzare. Il secondo è che dipende in tutto e per tutto dagli orari del sole e dalle bizze del cielo: di notte o quando è brutto tempo non serve a nulla. Il solare di cui parlo è quello termodinamico: uno specchio che, come quelli di Archimede, raccoglie il calore del sole in un tubo ricevitore riempito con un liquido speciale che raggiunge circa 550-600 gradi centigradi e lo convoglia verso un contenitore isolato termicamente che, a tutti gli effetti, è un serbatoio di energia. E questa è la grande differenza: il calore che ho immagazzinato può essere rilasciato anche durante la notte o quando il cielo è coperto. Ho un accumulo di energia a bassissimo costo. A questo punto basta collegarla a una turbina come quelle che già si usano oggi nelle centrali a gas e il gioco è fatto: l’energia del sole diventa energia elettrica».



E questo è proprio ciò che avviene in Spagna nei nove impianti da 50 Megawatt di potenza in fase di costruzione e dal costo di 200 milioni di euro. «Un chilometro quadrato di terreno ricoperto di specchi», dice Rubbia, precisando che questo è l’unico impatto ambientale del sistema. «Il liquido che usiamo è una miscela di sali fusi, nitrati di sodio e potassio che qualcuno chiama “Sale del Cile”: è un fertilizzante a basso costo (un euro al chilo) che fonde a 100 gradi, ma che a temperatura ambiente solidifica subito. Non ha alcun impatto ecologico e, nel caso di fuoriuscite, si forma uno strato solido che viene facilmente rimosso. Casomai ci cresce l’insalata: più verde di così...».
Eppure tra le energie rinnovabili doc, quelle a cui è stato riconosciuto il “certificato verde”, il solare termodinamico non compare. O non compare ancora. «E questo è ciò che mi aspetto dall’Italia.

Perché questo solare sarebbe il catalizzatore capace di innescare una vera reazione a catena industriale. La legge stabilisce, infatti, che una quota dell’energia usata da un’industria deve provenire da fonti rinnovabili certificate. Così avviene per il fotovoltaico e l’eolico, ma non per il termodinamico. Ed è un controsenso: perché di queste fonti solo il termodinamico ha le carte in regola per diventare una risorsa di energia per il futuro. Non solo, ma se il governo riconoscesse il certificato verde, le aziende inizierebbero a richiedere il solare termodinamico e, aumentando la domanda, calerebbero i costi. In altre parole, oltre ad avere energia a basso costo e non inquinante, potremmo far partire aziende in grado di produrre tutto quello che serve: specchi, serbatoi, condotti di alta qualità che le piccole e medie imprese di cui è ricca l’Italia potrebbero benissimo realizzare».

E questo sarà ciò che il Nobel per la Fisica dirà d’ora in avanti a Pecoraro Scanio nel suo nuovo ruolo di consigliere per le energie alternative. Un incarico importante, ma che lo stesso Rubbia tratta con calcolata prudenza. «Sono contento che l’Italia mi abbia richiamato e ho notato molta attenzione da parte dello stesso ministro su questi argomenti. Ma non basta. Bisogna che ciascuno faccia la sua parte: il governo, gli scienziati, gli industriali. Dobbiamo capire, tutti, che se non perdiamo più tempo possiamo diventare, assieme alla Spagna, i detentori di una tecnologia che tra pochi anni verrà esportata in tutto il mondo. Con una conseguenza inevitabile: che se non ci muoviamo subito, tra qualche anno ci troveremo il solare termodinamico Made in China».
Ma accanto a questo aspetto, prettamente economico, Rubbia ne sottolinea un altro. «In questi giorni (ieri, ndr) si celebrano i due anni dell’entrata in vigore di Kyoto e una settimana fa, a Parigi, hanno presentato il rapporto Onu in cui, al di là di ogni ragionevole dubbio, si dice che il cambiamento climatico è quasi certamente (al 95%) opera dell’uomo o meglio delle emissioni gassose legate alla sua attività. Forse, anche se in ritardo, abbiamo finalmente capito che quello che stiamo facendo col Pianeta e il suo clima è un immenso esperimento globale. Con un dettaglio non trascurabile: che dentro la provetta di quell’esperimento ci siamo noi, tutti noi. Ha senso continuare sulla strada che abbiamo percorso finora? Vogliamo davvero vedere come va a finire? O non è il caso di cominciare a costruire delle alternative?».
Anche perché il petrolio ha gli anni contati: non importa se saranno quaranta o cinquanta. La certezza è che prima o poi finirà. E allora?
«Le alternative sono due: il solare e il nucleare. Ma non quelli che abbiamo conosciuto finora. Il solare di cui parlo è proprio il termodinamico. E il nucleare è quello che ancora non c’è. È il nucleare sicuro o, ancora meglio, il nucleare da fusione. Dobbiamo innovare, non abbiamo scelta. Molti considerano questi discorsi un’utopia. Ma il compito degli scienziati è proprio questo: prendere le utopie e trasformarle in realtà. Sennò che ci stiamo a fare?».
llando@unita.it

di Luca Landò

17 febbraio 2007
                                                                                                                          Abbraccio tutti
                                                                                                                      Filippo Bongiovanni

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